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giovedì 21 maggio 2009

Genitori e Figli


Vorrei riportare una discussione successa tra amici, in una pizzeria due mesi fa.

Noi giovani coppie fisse (3) + 2 single, alcuni in procinto di andare a convivere altri no, si entra nel discorso lavoro e tempo dedicato al lavoro, figli (fino agli 8/9 anni d'età) e consumi correlati ai figli.

Soliti dubbi, come fare a far crescere i figli, come ci si organizza in una famiglia per stare tutto il tempo necessario con i figli, domande che evidentente entrano in constrasto con l'altro aspetto vitale di una vita di coppia (mi riferisco a chi prende un normale doppio stipendio), il tempo che si dedica al lavoro.

Il punto principale della discussione era che, molto spesso, i genitori comprano ogni sorta di giochi ai figli per i più svariati motivi.

Da qui è partita una mia riflessione che, credo, abbia lasciato un pò di stucco i presenti. Secondo me un problema nel rapporto genitori e figli, ripeto fino agli 8/9 anni, risiede nella fantasia dei genitori. Chi non ha fantasia, chi non è in grado di far giocare i figli con quello che ci si trova in quel momento tra le mani o anche proprio con niente, sarà più propenso ad acquistare giochi preconfezionati da qualcuno (industria) che cercherà in tutti i modi di far si che i bambini desiderino quei giochi (pubblicità).

Quindi di conseguenza tu, genitore lavoratore, dovrai cedere parte della tua quota di lavoro (stipendio) per comprare questi giocattoli (che non sono proprio a prezzi irrisori), ma nella quota di lavoro è compreso il tempo che tu dedichi al lavoro e magari il tempo/quota che tu hai dedicato al lavoro per comprare i giocattoli lo hai proprio tolto ai figli (non stando con loro).

Insomma da un lato la fantasia ti fa 'risparmiare' perchè ci sono infiniti modi di far giocare i bambini con qualsiasi oggetto e quindi non devi spendere per comprare, dall'altro il genitore passerà più tempo attivo con il bambino e stimolerà la sua fantasia e manterrà allenata la propria.

martedì 19 maggio 2009

Riflessione sul sindacalismo


Ero a cena davanti al tg e devo dire che ciò che è accaduto al sindacalista Rinaldini a Torino mi ha colpito. Pensavo: “la loro presenza nel vecchio tessuto industriale del paese era basata sulla fiducia che il popolo operaio dava loro”.

Ora questa fiducia è venuta meno, ma le reazioni non vengono mai per caso. Ci devono essere sempre degli antefatti.

E allora,
  • non ho mai visto, sui telegiornali nazionali, manifestazioni di piazza dei sindacati sulle migliaia di persone lasciate a casa all’epoca “dell’indebitamento” Telecom;
  • stesso scrivasi per la fine dell’Olivetti;
  • per il Tfr semi volatilizzato degli operai.
Ora questo episodio a Torino, contro i “padroni” della Fiat (o Agnelli). Simbolo di un vecchio modo di fare sindacalismo, ormai superato visto che l’industria della nostra nazione sta spostandosi sempre più verso i servizi e il vecchio stereotipo dell’operaio sta venendo meno. Poi mi chiedo quale difesa abbiano messo in atto quando gli Agnelli facevano profitti a palate con gli swap. Immagino quei poveretti con le Fiat a 15, 20, 25€.

Forse è troppo tardi e il loro ridimensionamento avanzerà ancora. Mi chiedo, come faranno i giovani operai con contratti a tempo determinato a dar loro fiducia? Come faranno a non far chiudere/licenziare stabilimenti/operai vista l’operazione messa in atto da Marchionne?

Ho imparato che le fusioni o partnership servono a ridurre i costi, e il costo facilmente eliminabile in una industria è la manodopera. Anche qui, la nascita di tutti questi contratti atipici è un caso? O qualcuno aveva previsto il rallentamento dell’economia globale e quindi è stato preparato il terreno?

Insomma tante domande e, per me, una sola certezza, gran parte del tessuto sociale italiano sta variando e non vedo come la parte sindacale dell’industria possa risollevare la propria immagine e tornare agli antichi splendori.